lunedì 7 maggio 2007

JACQUES DERRIDA - Il tempo degli addii




“L’avvenire ha una storia? Il tempo e il futuro possano integrarsi in una prospettiva unitaria, dalla quale cercare di comprendere l’uno e l’altro?”. Sono solo alcuni dei quesiti che guidarono Jacques Derrida nell’ultimissima fase della sua vita, durante la stesura de Il tempo degli addii, che a due anni dalla scomparsa del filosofo francese entra a far parte della nuova collana Volti, pubblicata da Mimesis Edizioni e arricchita dall’intervento di Graziella Berto, traduttrice delle opere principali di Derrida e, curatrice dell’introduzione.
Pensato inizialmente come introduzione all’importante testo su Hegel di Catherine Malabou L'avenir de Hegel, il volume ha sviluppato pian piano una sua autonomia, sino a diventare uno degli scritti più significativi della tarda produzione di un autore che ha segnato come pochi altri la scena filosofica contemporanea.
Quando Derrida si affaccia alla fine della sua vita, accorciando le distanze dalla consapevolezza dell’avvicinarsi alla morte, si confronta con un dilemma legato alla coesistenza tra il tempo cronologico e il tempo umano. È una soglia, un punto impossibile in cui il tempo si biforca cambiando di natura: dalla certezza della storia si passa all’apertura della possibilità, dell’incertezza. Il tempo dell’avvenire non continua quello del presente, ma ne segna una discontinuità, una rottura: eppure, col suo potere di revocare costantemente la storia e la storicità, l’avvenire è il tempo più proprio dell’uomo, la dimensione temporale sulla quale dobbiamo scommettere pur non avendo alcuna certezza di un “ritorno” al presente.
In questa riflessione Derrida propone un attraversamento di Heidegger ma soprattutto di Hegel, il cui apporto alla riflessione sul tema della temporalità risulta tanto importante quanto spesso frainteso. Anzi, quello con il pensiero del filosofo tedesco è quasi una resa dei conti, una soluzione finale di un rapporto complesso e sfaccettato che accompagna Derrida fin dall’inizio della sua produzione. Come osserva lo stesso Derrida nella postfazione “Hegel occupa nella mia biblioteca un margino interno? Nemmeno? Visibile, cancellato”.
È come se Derrida volesse, con questa osservazione, indicarci un’ulteriore possibile strada, sotterranea e quasi invisibile, che percorre il suo pensiero, quella di un avvicinamento possibile fra lui e Hegel, una possibilità sempre esplicitamente negata.
Ma il senso di tale operazione non si esaurisce in un riconoscimento al debito con il filosofo tedesco, puntando piuttosto a delineare con questo incontro la consapevolezza di una nuova potenza della riflessione hegeliana, che sia appunto da scrivere all’avvenire del pensiero e non semplicemente alla sua storia.

ISBN 8884834333 - pp. 128
Euro 13,00

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